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Le foci

Percorrendo l'autostrada A 14 in direzione sud, si ha l'occasione di rendersi conto di persona di quante siano le foci di corsi d'acqua che costellano il litorale adriatico. Si tratta di fiumi grandi e piccoli, di torrenti e di canali artificiali. Proprio di questo tipo di ambienti ci occuperemo in questo itinerario; non daremo, questa volte, indicazioni riguardo ad uno specifico corso, ma faremo delle considerazioni di carattere generale, che siano valide, grosso modo, per tutti quelli che solcano il tratto di costa compreso fra la Romagna e le Marche. L'aspetto di queste vie d'acqua è caratteristico: corrente sempre lenta o lentissima, fondale fangoso o melmoso e sponde dritte e uniformi. All'apparenza un simile ambiente non sembra offrire al pescatore grandi opportunità, anche perché all'osservazione esterna i canali sembrano del tutto privi di vita. Per la verità, qualche volta questa impressione si rivela esatta; esistono infatti corsi d'acqua fortemente inquinati nei quali la vita ittica è quasi del tutto scomparsa. Purtroppo, un certo grado di inquinamento è pressoché inevitabile, anche se il tasso è fortemente variabile da corso a corso e da stagione a stagione, raggiungendo punte più elevate durante i mesi estivi. Comunque si può dire che a parte rare eccezioni questi tratti d'acqua sono praticabili alla pesca sportiva. Anzi, nonostante tutto si rivelano molto spesso veramente pescosi. In questi habitat si catturano sia specie di acqua dolce che specie tipicamente marine. Com'è naturale e prevedibile, il pennuto più comune è l'anguilla. Altre specie marine con la stessa vocazione sono: il cefalo, la spigola, la passera e sia più raramente l'orata. Non tutte queste specie risalgono per lunghi tratti; quelle che si avventurano per qualche centinaio di metri o, addirittura, per qualche chilometro sono il cefalo e la spigola. Cefali e spigole si ritrovano, così, muso a muso con tutt'altre razze: carpe, tinche, pesci gatti, cavedani, scardole e, sia pure molto di rado, lucci. Tutta questa varietà di specie è in effetti un motivo di interesse piscatorio niente affatto trascurabile, non per nulla i corsi d'acqua in questione in certi periodi dell'anno sono frequentati da schiere di pescatori sportivi. Non sto a spiegarvi come arrivare sul posto, in quanto facilmente raggiungibile percorrendo l'autostrada A 14 BO-AN, che supera e individua parecchie foci. I migliori fiumi che si incontrano fra l'Emilia Romagna e le Marche sono: il Marecchia, il Conca e il Tavollo. Il sistema di pesca che si vuole adottare dipende ovviamente dalle specie che si cerca di catturare e, quindi, dalla distanza dalla foce a cui ci si ferma. In prossimità dello sbocco di mare le varietà preponderanti come numero sono il cefalo e l'anguilla, quest'ultima particolarmente attiva di notte e durante le mareggiate. Per insidiare queste due specie non c'è niente di meglio che una tecnica facile: la pesca a fondo. Occorre certo attrezzatura robusta e una certa dose di pazienza; quindi su un filo dello 0.25-0.30 si monta un piombo a oliva o a saponetta di peso sufficiente a mantenere l'esca ferma sul fondo, si lancia verso il centro e si aspetta il segnale del cimino. Come esca va bene sia il pezzetto di pesce, acciuga o sarda, oppure il solito, universale lombrico. Se invece si cercano specie più prestigiose come la spigola o branzino si deve far ricorso a qualche accorgimento in più. Innanzitutto l'esca migliore è il pesciolino vivo che può essere l'anguillina o il piccolo cefalo. Poi la montatura: meglio quella sostenuta da galleggiante tarato in modo da restare ben visibile e regolato per tenere l'esca a breve distanza dal fondo. L'abboccata della spigola sarà decisa e violenta! Risalendo verso monte le acque da salmastre si fanno decisamente dolci e le specie marine lasciano man mano il posto a quelle fluviali.

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