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Il torrente Mutino, è un torrente appenninico lungo circa 15 chilometri che nasce dal Sasso Simoncello a 1220 metri di quota. In questi 15 chilometri supera un fortissimo dislivello, infatti confluisce nel Foglia a quota 200 metri sul livello del mare. Questa elevata pendenza ne fa un torrente appenninico "atipico" in quanto a prima vista assomiglia di più ad un corso d'acqua alpino ricco com'è di salti, buche, cascatelle e briglie. una prima conseguenza di questa situazione geografica è, ovviamente, una certa difficoltà di accesso in taluni tratti. Il primo tratto dalle sorgenti all'abitato di Frontino, è quello in cui la necessità di avere buone gambe si fa sentire. In questo tratto, a causa del terreno franoso, di grandi massi e della vegetazione, la salita è tutt'altro che priva di difficoltà, quindi è consigliabile avventurarvisi solo se si è perfettamente sicuri dei propri mezzi ed è, comunque, sempre meglio avere un compagno di pesca a portata di voce. I salmonidi sono l'attrattiva principale del Mutino, sono presenti sopratutto trote fario molto pure e in numero discreto, meno numerose, e non è un male, le iridee di semina. Nel tratto più basso i salmonidi convivono con ciprinidi di varie specie: cavedani e vaironi prima di tutto, ma anche barbi di tutto rispetto abitano le lunghe e profonde lame che precedono la foce. Il Mutino è infatti un affluente del Foglia, nel quale si getta nei pressi dell'abitato di Lunano. Per raggiungere il torrente Mutino a partire dall'autostrada A14 Bologna-Ancona, uscita Rimini Sud occorre poco più di un'ora e ci si trova, dopo essere passati per S. Marino, Monte Cerignone e Carpegna, a poche centinaia di metri dal torrente. Dall'uscita di Pesaro, più o meno nello stesso tempo si giunge a destinazione prendendo per Montecchio, Sassocorvaro, Lunano. Date le caratteristiche del torrente e dato che la pesca più qualificata è quella rivolta alla cattura dei salmonidi, conviene dedicarsi alla pesca al tocco oppure allo spinning, a seconda delle preferenze personali e della situazione ambientale che si incontra. Il primo sistema garantisce sempre, o quasi, un certo numero di catture; diviene pero veramente insuperabile nei mesi primaverili o comunque quando le acque si presentano leggermente velate a causa della pioggia. In quest'ultima circostanza l'esca principale è il lombrico, non importa se d'acqua, di terra o di letame; altrimenti si possono usare anche: gatoss, camole del miele o portasassi da cercare di persona sotto i sassi del fondale. L'attrezzatura e quella tipica per questo tipo di pesca, canna fissa o bolognese sui 4.50 metri, robusta e scattante quel tanto che basta, lenza diretta nei diametri dallo 0.18 allo 0.22, piombatura composta da filo di piombo, olivette o pallini di peso sufficiente a far rotolare l'esca sul fondo con la massima naturalezza. La pesca con gli artificiali è un po? più avara di catture, ma senz'altro più divertente. Il Mutino offre agli appassionati dello spinning la possibilità di spaziare dal lancio ultraleggero allo spinning medio; infatti la prima tecnica sembra fatta su misura per le piccole fario del primo tratto, vicino alle sorgenti, dove si devono usare canne corte, monofili sottili e artificiali di pochi grammi. Più a valle, solo cucchiaini di misure medie o addirittura minnows da 4-6 centimetri riescono a smuovere le fario più belle e diffidenti.

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