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Fiume esino

Il fiume Esino assume caratteristiche del tutto particolari; a monte è caratterizzato da un aspetto tipicamente torrentizio, a valle e fino alla foce assomiglia molto di più ad un classico fiume di pianura. Innanzitutto la portata idrica è molto più consistente, visto che i metri cubi sono quasi doppi che a monte; il fondale da ghiaioso si trasforma in melmoso e la vegetazione acquatica è quasi palustre. In effetti una delle attrattive piscatorie principali di questo tratto è rappresentata proprio da lunghissimi canneti che corrono paralleli alle sponde per tutto il tratto in questione. Le specie ittiche presenti in questo fiume sono quasi tutte le varietà di ciprinidi: barbi, scardole, cavedani, vaironi, carpe e tinche, oltre a diversi predatori, lucci e persici innanzitutto. Queste ultime specie si incontrano in particolare nelle insenature e negli slarghi dove l'acqua è ferma. Il fiume Esino infatti è tutt'altro che un ambiente monotono, anche dalle cartine si nota come il suo corso sia tutto un susseguirsi di diramazioni e isolotti che rompono l'uniformità del corso e che rappresentano tanti preziosi punti di riferimento per il pescatore. Arrivare in zona non presenta alcuna difficoltà: da Rocca Priora a Maiolati Spontini la Statale n. 76 corre a brevissima distanza dal fiume, lasciando al pescatore solo l'imbarazzo della scelta del posto in cui scendere all'acqua. Due sono le tecniche che più si adattano ad essere praticate su questo tipo di fiume: la passata e la pesca del luccio col il vivo. La prima è da considerarsi preferibilmente in primavera, la seconda invece rende in modo particolare a partire dalla metà di ottobre in poi. La dote principale della canna per la pesca al cavedano dovrà essere la rapidità, visto che le abboccate dei cavedani dell'Esino sono, come sempre nei corsi a corrente molto lenta, assai rapide ed esilaranti. Per lo stesso motivo dovremo costruire montature leggerissime con piombatura a scalare verso il basso corredate da galleggianti il più possibile affusolati. Se invece del cavedano si insidia il barbo, attrezzatura e azione di pesca cambiano. La canna può essere più lenta perché l'abboccata del barbo ci lascia di solito una frazione di secondo in più per ferrare e perché una canna morbida ammortizza meglio di una rigida le furiose puntate verso il fondo del nostro "baffone". Di tutt'altra natura è la pesca che si pratica nei mesi freddi per catturare i lucci nei ritorni d'acqua e nelle anse del fiume; si tratta di tentare l'esocide con il suo cibo preferito: il pesciolino vivo. Per il luccio, infatti, la stagione fredda è la più indicata in quanto data la rarefazione della minutaglia sarà facile combinare l'incontro del predatore con il nostro pesce-esca.

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